LE CARTE VASTESI DI RE GIOACCHINO

di Luigi Murolo

A duecento anni dalla morte di Gioacchino Murat (13 ottobre 1815-13 ottobre 2015) una prima rapida indicazione sui documenti del periodo francese conservati nell’Archivio Storico Comunale di Vasto.
Il 13 ottobre 1815 – duecento anni fa – re Gioacchino Murat veniva fucilato a Pizzo Calabro e sepolto in una fossa comune (fig.1). La sua morte giungeva quattro mesi dopo la sconfitta definitiva di Napoleone a Waterloo: 18 giugno 1815. Nel 1808 l’Imperatore dei francesi lo aveva nominato re di Napoli in sostituzione di Giuseppe Bonaparte a sua volta nominato re di Spagna.

Pizzo Calabro: la fossa comune in cui è sepolto Gioacchino Murat
Pizzo Calabro: la fossa comune in cui è sepolto Gioacchino Murat

Nell’ Archivio Storico Comunale di Vasto sono conservati tutti i documenti prodotti dalle autorità locali introdotti dalla politica murattiana (re dal 1° agosto 1808): in particolare, a partire dal 1° gennaio 1809, gli atti dello stato civile (nascita, matrimonio, morte) che sarebbero rimasti tal quali fino al 31 dicembre 1865, attraversando l’organizzazione burocratico-statuale di ben tre dinastie (oltre a quella dei napoleonidi, i Borboni e i Savoia). Non solo, con l’introduzione degli Atti diversi (il registro dei proietti o degli esposti) veniva garantito tanto il controllo dell’adozione dei bambini quanto l’assistenza pubblica ai minori abbandonati (sottraendola alla gestione ecclesiastica). Quasi non bastasse, sempre, grazie all’introduzione del Codice Napoleonico da lui stesso voluta, legalizzando, per la prima volta in Italia, il divorzio e il matrimonio civile (questi ultimi possono essere individuati, qualora ce ne siano stati, nei cosiddetti Processetti matrimoniali di cui esiste l’elenco completo 1809-1865). Anche se, in archivio, non risultano attestati divorzi o matrimoni esclusivamente civili, ricordo che gli articoli ad hoc del codice saranno i Borboni a abrogarli.
Murat istituiva con decreto del 18 novembre 1808, la Scuola di applicazione per il Corpo degli ingegneri di Ponti e Strade (base della Scuola superiore politecnica prima e poi di Ingegneria a Napoli) e, un anno dopo, con decreto del 10 dicembre 1809, la cattedra di Agraria nella stessa università. Da questo punto di vista, troviamo a Vasto, tra gli ingegneri di ponti e strade, il napoletano Federico Cordella (1818-1878), trasferitosi in Abruzzo per ragioni d’ufficio, l’unico laureato in Ponti e Strade del periodo preunitario residente in città. Per quanto riguarda la cattedra di Agraria, incontriamo Michele Tenore (1780-1861), direttore dell’Orto Botanico di Napoli dal lui fondato nel 1810 (e oggi a lui intitolato), che, tra le piante autoctone del Regno, avrebbe individuato l’uva San Francesco di Vasto inserendola tra le particolarità della struttura botanica (fig.2).

Il testo di Michele Tenore
Il testo di Michele Tenore

Tra le carte di età murattiana conservate nell’Archivio Storico Comunale di Vasto, grande rilevanza assumono quelle relative all’istituzione della Coscrizione militare obbligatoria di terra e di mare: vale a dire, la formazione dell’Esercito e della Marina di leva a partire dal 1809 (fig.3), quando, dopo aver conquistato tutta la parte continentale del Regno l’anno precedente, i francesi ne diventano interamente sovrani. Fino a oggi quei documenti non sono stati mai indagati (per quanto mi riguarda, ho solo condotto una ricognizione molto sommaria). Ma la completezza della serie (davvero rara) consente di ricostruire i meccanismi di costruzione della élite amministrativa e di adesione alla prospettive geopolitiche del Regno (importante, ad esempio, il rapporto tra fedeltà e diserzione).

Le Istruzioni alla leva di Gioacchino Murat
Le Istruzioni alla leva di
Gioacchino Murat

Ma già prima della conquista napoleonica di tutta l’area peninsulare, il vastese Cesare Ruggero partecipa alla Grande Armée durante la campagna militare di Spagna. Quasi non bastasse, con la prima leva del 1809 si registra la presenza di Errico Marchesani (1793-1812) morto diciannovenne nella campagna di Russia (fig.4).

Una carta della leva murattiana (1809). La freccia indica il nome del militare morto nella Campagna di Russia (1812)
Una carta della leva murattiana (1809). La freccia indica il nome del militare morto nella Campagna di Russia (1812)

Le carte vastesi della leva vanno oltre il periodo murattiano e lasciano emergere il vuoto rispetto all’iniziale abrogazione della coscrizione obbligatoria (consegnando alle truppe austriache la difesa militare del Regno) e la ripresa, dal 1823, dell’esercito napoletano (con l’assegnazione del solo segmento della polizia). I documenti vastesi consentono di seguire la riorganizzazione dell’esercito con Francesco I e Ferdinando II sulla base del modello francese.
Già. Le carte vastesi del regno di re Gioacchino cominciano a emergere. E facciamo in modo che esse rispondano alla documentazione come l’ordine alla sua fucilazione che Murat diede al plotone d’esecuzione: «Sauvez ma face – visez mon cœur – feu!». Il che vuol dire: «Risparmiate il mio volto – mirate al cuore – fuoco!»

I commenti sono chiusi.