Contemporaneità della storia: un esempio

di Luigi Murolo

Finalmente una storia viva che lascia la strada dell’arida cronaca e si immerge nel cuore della quotidianità. Non la sola enunciazione di vicende del passato più o meno interessanti. Ma un passato che parla del presente, della sua contemporaneità. Un dibattitto sull’edicola della Madonna del Soccorso che lascia emergere lo straordinario mondo di affetto e di devozione celato alla vista di tutti e che, proprio nel suo nascondimento, ha garantito e garantisce il decoro e lo splendore di un monumento di II sec. d.C.
Quale struttura all’aperto, oggi, può vantare una simile cura: forse i resti della basilica paleocristiana alla Madonna delle Grazie? Un autentico deposito di monnezza. Villa Cipressi? Nient’altro che un rudere in attesa di essere abbattuto. Del resto, ciò che è già avvenuto per S. Lucia. Il Palazzo dei Cento Diavoli alla Penna? Un lurido letamaio esposto all’infamia dei vandali. La Fonte Nuova? La gloriosa Fonte Nuova che, con il suo bacino di captazione delle acque sotterranee e con il suo sistema di canalizzazione ad archi delle stesse, ha contribuito al mantenimento della Costa Continua? Lascio la parola a Nicola D’Adamo. E il magnifico pollaio che introduce solennemente all’arco superstite della Villa della Canale? Qui l’amico Michele Crisci avrebbe sicuramente qualcosa da dire. Per carità di patria mi limito a queste rapide considerazioni. Rapide, è vero. Ma di grande rilevanza per comprendere il miracolo che si è realizzato intorno alla Madonna del Soccorso. Gianna Spadaccini lo descrive con una magica semplicità:

«Della Madonnina si è occupata 60 anni mia madre, 7 mio marito ed ora sono i miei due figli che si alternano alla pulizia e al cambio delle tovaglie sull’altare. Ringrazio tutte le persone che hanno donato “Mensali” Rosanna, Elda, Lilia Pepe, Olga de Guglielmo ed altre e invito altre persone che hanno in casa i cosiddetti “Copricuscini” delle nostre nonne a farne dono alla Madonna per rendere quel piccolo luogo ancora più bello. Grazie a tutti».

Che bella comunità quella che si è organizza e si organizza intorno a questo tempietto! Rende efficace il concetto che si nasconde nella parola comunità. Essa si basa sul latino munia che significa doveri. Communis, dunque, è colei o colui che divide il dovere con altri o con altre. Il dovere etico e civile che queste signore si sono assunte in silenzio per tutelare la fisicità di una memoria.
Mi inchino – e sono onorato di farlo – di fronte a tanta magnanimità!
È storia del passato, questa, o contemporaneità della storia? Non voglio scomodare nessuno. Ma, mai come in questo caso, mi sono sentito vicino a quella celeberrima proposizione del Croce di Teoria e storia della storiografia che afferma:

«Il bisogno pratico, che è nel fondo di ogni giudizio storico, conferisce a ogni storia il carattere di “storia contemporanea”, perché, per remoti e remotissimi che sembrino cronologicamente i fatti che vi entrano, essa è, in realtà, storia sempre riferita al bisogno e alla situazione presente, nella quale quei fatti propagano le loro vibrazioni».

Vibrazioni? Non sono forse quelle che proviamo di fronte alle parole di Gianna?

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