UN CHIARIMENTO PER LA SIGNORA POLLUTRI

adi Luigi Murolo​

Gentile signora Elena Pollutri,b
mi pare di aver già dato qualche breve ragguaglio sull’argomento. Ma non ricordo su quale profilo. Non ritrovando il testo, lo riscrivo.
Stiamo parlando di Villa de Rubeis realizzata nel 1616 con la stessa tipologia di villa Cipressi in via Pescara. In un mio scritto del 1988 ho definito questa procedura insediativa “modello tansilliano del podere”. La data di costruzione è indicata su un cartiglio purtroppo oggi illeggibile. L’ho cerchiato sulla foto.
La località è definita nel XV secolo (e ancora nel Cinquecento”) “Ponte di Archiano”. La grancia celestina di “San Biagio” era posta oltre il vallone, verso ovest.
Faccio presente che il vallone di S. Biagio è una parte del vallone Lebba. Nel 1233 la grancia di S. Biagio era denominata S. Biagio de Leta (Lebba). Aggiungo un’ulteriore considerazione. S. Biagio, fino al XV secolo, era parte di un paese poi abbandondato chiamato “Castiglione”. Per ragioni complesse, che non sto qui a spiegare, il territorio di Castiglione diventerà parte della “terra del Guasto”.
Per quanto riguarda la Villa, preciso che fino al 1753, la proprietà era della famiglia de Rubeis. Estinta in quella data, la tenuta passa alla famiglia Barbarotta (la stessa cui è intestata l’omonima via nel centro storico). L’ultima discendente dei Barbarotta, Adelaide, sposa nel 1910 Giuseppe Celano cui porta in dote questo podere.
Mi auguro di aver fatto cosa gradita.

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