’mbrenazènghәrә

di Luigi Murolo

 

Tra i soprannomi antichi di Vasto ne presento uno documentato nel Catasto onciario del 1742. L’originale di questo documento è conservato presso l’Archivio di Stato di Napoli. Ma la foto che qui pubblico è tratta dalla copia custodita nell’Archivio Comunale di Vasto.
Di là dall’importanza del settecentesco incartamento, ciò che interessa sottolineare è quanto il soprannome in questione riesca a spiegare le ragioni che determinano drammi sociali; perfino il mutamento dello stato di famiglia. Un soprannome, insomma, che non solo indica il carattere del personaggio ma, di fatto, ciò che tale carattere – vale a dire, quello condensato nell’epiteto – è in grado di produrre nei confronti dei rapporti familiari e sociali. Quasi non bastasse, il nome aggiunto non si presenta allusivo di alcunché. Al contrario, è molto concreto. Evita ogni perifrasi.
Vediamo di che cosa si tratta. Questo il documento:

mbrenazingare
Vasto: Catasto onciario, 1742

Che cosa c’è scritto? Presto detto.
Si riferisce a un “cittadino abitante”, vale a dire “residente” a Vasto. Viene indicato il marinaio trentaseienne Cesario Dell’Accetta (quel cognome, molto diffuso, si sarebbe successivamente trasformato in Laccetti) alias Mprenazenchere (vale a dire, «[’mbrenazènghәrә]», volendo usare la scrittura fonetica dialettale). La moglie è la trentunenne Isabella di Fossaceca. Nel protocollo viene registrata con la seguente definizione: «non si trova». Che cosa significa tutto questo? Che il marinaio in questione (ma con tale termine va inteso il “pescatore”) è un impenitente donnaiolo. Che non mettendo alcuna cura nei rapporti extraconiugali, produce conseguenze visibili e indesiderate. Che, proprio per tale motivo, la moglie «non si trova». Vale a dire, fugge di casa; abbandona il tetto coniugale. I figli? Rimangono nell’abitazione paterna. Con un unico risultato: che alla tredicenne sarebbe toccato il compito della donna di casa.
La redazione di questo singolo atto erariale è di grande efficacia documentaria. Con un nomignolo e un’azione verbale viene sintetizzata la storia sociale di una famiglia ai limiti della mendicità (è accatastata la sola rendita da lavoro con l’esclusione dello stesso canone di locazione della casa appigionata). Mai come in questo caso il soprannome diventa espressione di quel detto latino che Dante raccoglie in Vita Nova XIII, 4 e che recita: «nomina sunt consequentia rerum». Vale a dire: «i nomi sono conseguenti alle cose». Che lo si voglia o meno, «[’mbrenazènghәrә]» implica la narrazione di una vita. Una vita fino a oggi anonima tracciata a fil di penna da un arido repertorio fiscale del 1742.

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