IL PALAZZO GENOVA-RULLI ALLA PENNA. UNA LETTERA A PAOLO CALVANO

di Luigi Murolo

Caro Paolo,

sono ben lieto che sia stato proprio tu a essere incaricato di informare pubblico, amministrazione e arcivescovo della storia di questa nobile istituzione. Sono altresì sicuro che avrai ricordato ai partecipanti come, sulla base del Decreto del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali, datato 11 luglio 1998, l’immobile denominato “Villa Genova Rulli” (particelle catastali 103, 95, 106, 107, 104 e 105 del foglio 9) sia stato dichiarato “immobile di interesse particolarmente importante ai sensi della legge n.1089/1939”.

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Villa Genova-Rulli: Il recinto con il fornice d’ingresso

Dico questo, perché ognuno di noi si immagina un edificio ben conservato, predisposto per accogliere visite di studio e di istruzione, con uffici ben attrezzati alla bisogna, che alloggia tutto al suo interno. Al contrario, leggendo lo Statuto, mi son trovato di fronte all’articolo 3 che recita: «La “Casa Accoglienza F.lli Alfonso e Luigi Genova Rulli” ha la sede legale in Vasto alla Via Santa Lucia n.82». «Ma come?», mi son detto. «Che cosa è accaduto? Che motivo c’era di cambiare sede? Anche se non sono affatto conoscitore del problema, so bene, però, che, con testamento olografo, pubblicato in Vasto il 19 luglio 1941, Luigi de’ Baroni Genova, il testatore, aveva esplicitamente dichiarato:

«Io qui sottoscritto Luigi Genova, sano di corpo e di mente, considerato che la morte è certa e che solo la sua ora è incerta, dopo aver raccomandato l’anima mia a Dio, alla Beata Vergine ed agli Angeli e Santi del Paradiso, son venuto nella determinazione di stendere le seguenti disposizioni di mia ultima volontà […] dispongo che l’erigendo Istituto di Beneficenza abbia sede nel Palazzo della Penna».

«Ma dai!», ho ricordato a me stesso. «Per quale motivo fai questa osservazione? Il cambio della sede amministrativa mica è poi così rilevante. Evidentemente ci sarà stato bisogno di spazio per cose importanti e, di conseguenza, hanno ritenuto utile trasferire gli uffici altrove. Finiscila sempre di puntare il dito accusatore! Del resto, non ti ricordi com’era magnifica quella struttura negli anni Cinquanta, quando Papà ti portava a fare qualche piccolo omaggio alle orfanelle, soprattutto durante le feste di Natale?».

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Villa Genova-Rulli: inizio anni Sessanta

Vedi Paolo. Conservo teneri ricordi di quel periodo! E anche in questo caso, non voglio affatto nascondere la nostalgia per la mia infanzia dorata con Papà e Mamma quando, con dolcezza infinita, mi rammentavano che era un dovere rivolgersi verso i bambini bisognosi, soprattutto nei confronti di coloro che non avevano avuto la mia stessa fortuna. Che, nei momenti decisivi, non avevano più nessuno da seguire come guida sicura nella vita. Ti pare poco? Non sono certo io a dovertelo ricordare. Stando così le cose, come potrei dimenticare un luogo che, da piccolo, mi è stato così caro?

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Villa Genova-Rulli: l’ingresso

E poi, dopo la simpatica chiacchierata che, proprio quest’anno, abbiamo avuto io, tu e Davide Aquilano dopo la visita di Italia Nostra al Cimitero, non c’è stato forse il solito birichino a precisare: «Cavoli! (in realtà, la parola era un’altra). Un’amministrazione molto attenta quella di Genova-Rulli! In occasione della celebrazione dei defunti, non solo la tomba della famiglia Rulli era letteralmente sommersa di guano dei piccioni, ma non c’era nemmeno un fiore». Da questo punto di vista, nemmeno il comune può tacere sull’argomento. Non può dire come per la tomba del sen. Giuseppe Spataro: «è privata». In effetti, dei sette membri facenti parte del consiglio di amministrazione, due sono di nomina del Sindaco (dunque, il Comune è partecipe). Ma dei rimanenti cinque, tre sono di nomina dell’Ordinario diocesano e due dell’Arcidiacono del Capitolo di Vasto. E dov’erano i rappresentanti di Santa Romana Chiesa? Dopo aver raccolto l’eredità, non è forse compito del legatario procedere alla cura del monumento funebre dei benefattori? Probabilmente era molto difficile decidere su chi avrebbe dovuto spazzare il sepolcro dei donatori e chi avrebbe dovuto allocare qualche margheritina. Già! forse [e ripeto: forse]), non disponendo di terra – soprattutto per poter coltivare crisantemi – avranno pensato bene (ma questa è solo una mia opinione) di rinviare all’anno prossimo la terribile decisione. Come ben sai, Paolo, nemmeno per un attimo ho pensato che si fosse trattato di dimenticanza. Ho anche avanzato l’ipotesi – molto verosimile – che non sappiano nemmeno dell’esistenza di una tomba (ma ripeto: è solo una mia ipotesi, dunque, facilmente smentibile). E chissà perché, proprio in ragione di tale motivo, mi è tornata in mente l’ultima terzina di un sonetto di Giuseppe Gioacchino Belli che testualmente recita:

«Ferma» strillò ar cucchiero un zervitore;
ma un vocino ch’escì da la carrozza
je disse: «Avanti, alò; chi more more».

 

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Villa Genova-Rulli- Recinto lato N/O: Spigolo bastionato con discarica  abusiva

 

Ecco, dunque, l’unica solare verità: «Avanti, alò; chi more more». È questo il motivo che, lentamente, ha condotto il superbo palazzo della Penna all’abbandono e alla rovina. Come già detto, il decreto ministeriale 11 luglio 1998 ha dichiarato la struttura in questione “immobile di interesse particolarmente importante ai sensi della legge n.1089/1939”. E poi? Che cosa sarebbe successo poi? Faccio solo notare che, dopo l’ultima rovinosa pioggia, si è ulteriormente allargata, nel palazzo, la fenditura sul bastione scarpato di N/O. È minacciata di crollo la stessa garitta circolare. Basta ancora un po’ e … puff, tutto verrà giù. Da questo punto di vista, quale senso avrebbe una notifica di bene culturale? E aggiungo. Non si potrebbe sistemare, intanto, qualche temporaneo ponteggio per evitare il peggio? Dal palazzo alla recinto (una sorta di barchessa rovesciata) non c’è giardino, ma una foresta. Chiedo: non si potrebbe “finanziare” (perché di vero e proprio finanziamento si tratta) il diradamento della selva e garantire un minimo di manutenzione? Che cosa si attende? Si badi bene! Non sto parlando di restauro, ma di manutenzione dell’ esistente abbandonato. E poi illuminazione e videosorveglianza. Non si può consentire la trasformazione della magnifica rovina in discarica abusiva di scarti edilizi oppure banco di prova per writer improvvisati.

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Villa Genova-Rulli: Giardino. Viale d’uscita. L’ingresso non è visibile

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Villa Genova-Rulli: la fenditura

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Villa Genova-Rulli: la fenditura

Vedi Paolo, dopo questo inutile j’accuse (tanto chi lo ascolta!) io concluderei in questo modo.

Signori,

se non siete in grado di mantenere questa preziosa struttura, donatela! Donatela come voi stessi l’avete ricevuta in dono da una ricca famiglia senza eredi. Donatela al possibile “matto” che si graverebbe delle sole (?) spese di restauro. Se un consiglio di amministrazione non sa che cosa fare, è bene che si liberi di un fardello così pesante. Ciò che conta è la salvezza del manufatto. Una banalissima considerazione. Il Palazzo della Curia è stato restaurato. Si sta lavorando chiesa di S. Francesco di Paola. Altre chiese sono state costruite. Dato che i due 2/3 del consiglio è di nomina diocesana e capitolare, per quale motivo non si trova una soluzione in questo ambito?
Che cosa posso dire ancora? Fino a quando non sarà reato abbaiare alla luna, continuerò a farlo. Almeno ci sarà sempre un cane disposto a fare bau bau. Un cane educato, però. Che ha almeno le buone maniere di non pisciare sui luoghi della memoria.

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