DA S. NICOLA DELL’ANGRELLA AL «LAZZARETTO». UN VIAGGIO NEL TEMPO

di Luigi Murolo
D’una bellezza incomparabile questa istantanea d’epoca scattata da Giuseppe De Guglielmo (pubblicata sul Lunarie de lu Uašte 2016). L’anno è il 1892. Il fotografo con la camera sul trespolo, avvolto dal telo nero, impressiona lo stupore di un bambino e di una bambina che corrono verso di lui. Il «garzoncello curioso» piega la testa verso sinistra quasi a voler osservare lo strano personaggio nascosto dalla tendina calata. Probabilmente riuscirà a scoprirlo dopo quel “clic” sconosciuto! In ogni caso, la minuscola statura dei due bimbi rende più imponente il muro della villa di Santa Lucia. Anzi, lo rende ancora più incombente quando la mattina volge al mezzogiorno. Non solo perché, permeando di sé l’intonaco, consente alla luce di eliminare ogni riflesso sul palazzo verso oriente. Ma per il fatto che lo lascia rivelare alla stessa ombra corta proiettata dal fanciullino sulla strada. Non vi sono dubbi. Il sole è dietro le spalle. Con il grembiulino scuro, il piccolo si trova a contrastare il bianco abbagliante del battuto riarso. Ma non basta. L’ estate trionfante (il calore dell’aria affocata pervade il paesaggio ) lo rende ancora libero per qualche tempo dagli impegni lavorativi che presto lo attenderanno.
Qui, il gioco degli uomini e delle cose. Lì, sul limitare della via, a poco più di un centinaio di metri dall’antica residenza degli Avalos, entra sulla scena una cappella col campanile a vela (a Vasto era chiamato “a ventaglio”; in dialetto, “a vvәndájjә”) della quale non conosco altra testimonianza iconografica. Ma non ho nemmeno traccia della ruella che, per un brevissimo tratto, si stacca dalla rua maggiore per raggiungere l’ingresso della chiesolina rurale. A conferma di ciò, mi sono posto una domanda che non avrà mai risposta: chissà se gli antichi bambini ritratti ne conoscevano il titolo. Chissà pure se, in quegli anni, era noto agli stessi abitatori adulti dell’area. Chissà … Ma lasciamo perdere. Soffermiamoci sull’immagine che rende più dell’insieme di tutte queste parole.

Listener
Giuseppe De Guglielmo, 1892 (Lunarie de lu Uašte, 2016)

Sullo sfondo la misteriosa cappella che Giuseppe De Guglielmo pone come punto di fuga della composizione fotografica (parlo del vertice della piccola guglia). Mi chiedo: «Posso tentarne l’identificazione toponomastica con le poche indicazioni di cui dispongo?». Provo a ricapitolarle brevemente tanto per averne la certezza: «Santa Lucia», «poco più di un centinaio di metri distante da Santa Lucia»,« campanile a vela o a ventaglio». Che lo si voglia o meno, un gruzzolo davvero scarno di informazioni. Scarno? Oserei dire scarnissimo. Ma non tale da rimanere impantanato in un insolubile rovello. In effetti, mentre dispongo topograficamente le informazioni sulla carta, mi torna in mente un manoscritto del 1742 di 338 carte numerate solo sul recto (pari a 676 pagine) consultato centinaia di volte che, per giunta, ho interamente fotografato. Sto parlando del cosiddetto Apprezzo d’Avalos che costituisce la valutazione della proprietà marchesale da sottoporre a stima fiscale nel Catasto Onciario introdotto nel Regno di Napoli da Carlo III di Borbone con la prammatica De forma censuali seu de capitatione aut de catastis (17 marzo 1741). Così dico a me stesso: «perché non provi a rileggere la parte descrittiva nel capitolo dedicato al casino di S. Lucia?». Mi fiondo subito sulla sezione ad hoc del manoscritto. Ecco che, all’improvviso, alla carta 99 v., trovo il seguente illuminante passaggio:

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Che cosa dice il documento? La scrittura, semplicissima e chiara, restituisce un testo che recita nel seguente modo:

«Pochi passi distante detta Cappella di S. Lucia v’è la Cappella di S. Nicola dell’Angrella cop(er)ta a lamia, e tetto con Altare e quadro del Santo suo Campanile a ventaglio con Campana distante mezzo miglio dalla medesima v’è l’altra Cappella anche di S. Nicola della Meta con suo altare quadro e campanile con campana».

Ecco allora la risposta: la cappella di cui stiamo parlando è da identificare con S. Nicola dell’Angrella. Una cappella – aggiungo – che l’anonimo estensore del documento tiene a differenziare nettamente dall’altra di S. Nicola della Meta, posta a “mezzo miglio” di distanza. Apparentemente il documento non sembra attestare misure lineari. Nei fatti, però, «pochi passi» non significa delineare una generica indicazione di prossimità. «Passo», in realtà, definisce una distanza equivalente agli attuali m. 1,84569; mezzo miglio, m. 922, 845. Va, detto, però che, secondo il sistema metrico decimale importato nel Regno delle Due Sicilie nel 1840, la distanza è di ca. m. 140. Davvero minima. Fondamentale, in ogni caso, per recuperare alla città un pezzo non più cognito della storia dei luoghi. Delle quattro cappelle di S. Nicola attestate storicamente nel territorio di Vasto ne conoscevamo solo una: S. Nicola della Meta. Oggi, abbiamo scoperto S. Nicola dell’Angrella. Molto mestamente aggiungo: non so se esistono ancora speranze per la localizzazione chiara di S. Nicola di Torricella e di S. Nicola alla Cona di Mezzo.
Dopo questo rapido excursus, una domanda emerge spontanea: ma il sito di S. Nicola dell’Angrella non è lo stesso che ancora oggi viene chiamato «Lazzaretto»? E non è forse verso che l’edificio oggi esistente era denominato (e parlo di denominazione ufficiale) «Locale d’isolamento per malattie diffusive»? Sì, proprio così. La nuova struttura sarebbe stata evidentemente realizzata dopo il 1892, anno dello splendido scatto fotografico di De Guglielmo. È possibile fissarne l’anno? Certamente. Ma prima occorre fare una precisazione. La cappella rurale – parlo dell’immobile – era di proprietà comunale. La sconsacrazione era ovviamente avvenuta tra il 1742 e il 1813. Va osservato infatti che, il Catasto napoleonico (1813) registra l’ accatastamento al Comune. Da questo punto di vista il locale era affittato come deposito. Che cosa accade, dunque? Presto detto. La busta 52, fasc. 51 dell’Archivio Storico Comunale di Vasto reca la seguente intestazione: «Locale d’isolamento per malattie contagiose 1911-1916». Sfogliando i documenti, trovo una lettera data 5 marzo 1911 di grandissimo interesse per l’argomento in questione. Si tratta della restituzione dell’immobile all’Amministrazione comunale fatta dall’affittuario Alfonso Celano al sindaco Luigi Nasci. Questo l’originale:

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Di enorme interesse il riferimento a S. Nicola dell’Anghella (sic). Il 16 dello stesso mese viene eseguita la gara d’asta per l’appalto dei lavori. Il tutto, dopo la consegna (il giorno 15 marzo) del progetto redatto dall’ing. Luigi D’Aloysio (tre disegni, di cui ne pubblico uno [foto 4]) che prevede l’abbattimento del manufatto. A conferma di ciò, il settimanale “Istonio” n. 15 del 16 aprile 1911 annuncia che i lavori sono in via di completamento. Dopo questa prima velocissima tranche di interventi, nel 1915 il nuovo locale subisce qualche piccolo aggiustamento. Quando tutto sarà pronto nel 1916, nessuno avrebbe potuto pensare alla possibilità di un uso immediato dell’ospedale. L’esplosione della pandemia Spagnola (1918-1920) era alle porte. Possiamo dire solo una cosa. Non sappiamo in quale misura il protettore del “Lazzaretto”, S. Nicola dell’Angrella, avrebbe aiutato i ricoverati.

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Il “Lazzaretto”. Progetto ing. Luigi D’Aloysio (1911)

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