Il “TEATRINO” PER L’ASILO D’INFANZIA «CARLO DELLA PENNA»: LO SCHIZZO PROGETTUALE DI LUCIANO TOSONE (1957).

di Luigi Murolo

Per l’ampliamento dell’ “Asilo d’Infanzia Carlo Della Penna” del 1957, il mecenate vastese affida la redazione del progetto all’ arch. Luciano Tosone. L’interesse del professionista si lega intorno a ciò che, nelle carte, egli chiama “teatrino”. Il “teatrino”, insomma – il luogo in cui i bambini abitano e rappresentano il loro mondo di relazioni – si trova a costituire la narrazione stessa dell’asilo. Si presenta, cioè, come l’ ambiente in cui l’asilo stesso riscrive continuamente il proprio itinerario didattico-pedagogico da comunicare all’esterno.
L’opera verrà realizzata (anche se oggi è un ammasso di macerie così come lo è l’intera struttura). E si inscrive all’interno di un prospettiva più generale che avrebbe dovuto riguardare una «città giardino per l’infanzia» da creare in via Machiavelli (mai costruita) di cui, però, si conserva fortunatamente il progetto di larga massima. Non solo, dunque, un «giardino di infanzia» di fröbeliana memoria, ma addirittura una «città giardino per l’infanzia» di cui – va detto – non si conosce l’ipotesi didattica su cui sarebbe dovuta essere fondata. Che posso dire! Luciano – a differenza dei “pilotis” della casa del custode dell’asilo – non è mai voluto entrare nel merito di questo modello solo “disegnato”. Al contrario, mi ha riferito che gli oli su intonaco del “teatrino” erano di Vincenzo Canci. Per quanto mi riguarda, ho solo un vaghissimo ricordo di quella “stanza” solo perché in essa erano effettuate le premiazioni del Premio di pittura “Carlo Della Penna” (di cui, pur se bambino, ero un assiduo frequentatore per il fatto che mio padre era membro del comitato organizzatore). Non ho foto, nemmeno cartoline. Ho solo la foto dello schizzo realizzato da Tosone per il progetto.
Ma ha senso parlare di una “cosa” esistita e oggi cancellata con tutte le sue decorazioni? Possiamo oggi parlare di un non-ente, vale a dire di un niente? Già! Sappiamo solo che c’erano quattro muri e qualche porta. Una vera novità in architettura! E vera novità in architettura è anche quella di lasciare in abbandono strutture funzionanti donate alla città da cittadini che credevano di fare del bene.
Il caso più impressionante è Genova-Rulli: i desolati abbandoni del Palazzo alla Penna e del Palazzo a Porta Nuova. Poi l’Asilo Della Penna. Infine, il villino tardo-liberty Ritucci-Chinni, posto all’asta per la vendita e, evidentemente, sgombrato dalla Scuola Civica Musicale (con quest’ultima trasferita a “Casa Berlinguer” in via Roma). Ma siamo tutti fiduciosi. Il piccolo edificio ha iniziato solo da poco il tirocinio – speriamo nemmeno tanto lungo – per diventare prestigioso esempio di “immobile cadente”.
«Io mi fermo qui» diceva una vecchia canzone (1970) dei Dik Dik. Ma mi fermo qui solo per vedere lo schizzo del “Teatrino” di Luciano Tosone all’ “Asilo d’Infanzia Carlo Della Penna”. Vedendolo, qualcuno, forse,  ricorderà l’opera realizzata.

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Luciano Tosone, Schizzo per il “Teatrino” all’Asilo “Carlo Della Penna” (1957)

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