«In girum imus nocte et consumimur igni»

di Luigi Murolo

 

La traduzione dello pseudo-esametro virgiliano posto come titolo è la seguente: «andiamo in giro di notte e siamo consumati dal fuoco». Provate a leggere il verso latino al contrario e ritroverete la stessa formula. Si tratta del più celebre palindromo dell’antichità classica. L’ho utilizzato perché nel B/N, nel buio su buio, il mondo poteva essere letto al contrario, come un palindromo visivo per l’appunto, in quanto il contrario poteva essere visto come il diritto. Potenza del buio su buio e del B/N!
Ora, i nostri esperti collezionisti di immagini (per fare qualche nome, Ida Candeloro, Francescopaolo D’Adamo, Beniamino Fiore) conoscono bene la forza espressiva del bianco e nero. E nessuno, dico –nessuno –, riuscirà mai a eguagliare, malgrado la perfezione delle tecnologie, lo splendore della foto di Giuseppe De Guglielmo pubblicata quest’anno dal “Lunario” (un B/N proveniente dall’Archivio di Paolo D’Anelli e pubblicato da Paolo Calavano. Un inciso. Sarebbe “d’uopo” precisare l’origine di ogni singola foto d’epoca non limitandosi al solo ringraziamento finale). Ma che cosa accade quando domina la notte?
Bianco e nero, dicevo. Mi sto esercitando a capire che cosa accade nel gioco dei grigi a partire dal rapporto buio su buio. Un metodo per avvicinare il più possibile la vita dei “miei” luoghi d’infanzia nell’oscurità in cui sono stati immersi. Che significa: cercare di comprendere il modo in cui gli antichi abitanti della città avrebbero potuto vivere la notte senza illuminazione (ricordo a me stesso che una fiochissima “lùcia lèttrә” è stata inaugurata a Vasto nel 1906).
Ci riuscirò? Il discorso è solo agli inizi.

 

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