DALLA MUSICA ALLA FILOSOFIA. UN’ESPERIENZA DIDATTICA PER IL FESTIVAL DELLA SCIENZA 2016.

di Luigi Murolo

 

 

«Musica in filosofia o filosofia in Musica?»: questo l’interrogativo posto dai miei alunni di III Liceo Musicale per l’edizione 2016 del Festival della scienza. Al centro della riflessione il tema del Labirinto. Che non è la rete, dove si resta impigliati perché, sempre uguale se stessa, dilata il proprio modulo all’infinito. «Il deserto cresce!» avrebbe profeticamente osservato Nietzsche nei suoi Ditirambi. Ma perché è il luogo dove, malgrado l’inganno, l’illusorietà, la perfida biforcazione, consente comunque di raggiungere la via d’uscita a chi, smarrito in esso, sa trovare il percorso giusto. Non è forse vero che, all’ingresso della Cattedrale di S. Martino di Lucca, un labirinto lapideo con un’iscrizione latina restituita qui in traduzione, suggerisce al visitatore: «Questo è il labirinto che il cretese Dedalo costruì e dal quale nessuno, entratovi, poté uscirne; all’infuori di Teseo aiutato, per amore, dal filo di Arianna»? Se le cose stanno più o meno in questi termini, come hanno potuto i miei alunni di liceo musicale avvicinare il lògos della filosofia antica? Con un’insospettabile inventio: ritrovando il bandolo della matassa nelle buone conoscenze pregresse di pratica e teoria musicali.
D’improvviso, il “molteplice” di Pitagora altro non diventa che l’effetto della tèchne del monocordo con cui, una volta individuato il diàpason, la divisione che ne consegue definisce la successione “a salti” dell’aritmo-geometria. E cosa accade con la “cadenza sospesa” data dagli accordi aumentati? Che l’ontologia dell’eleàta Parmenide, si trova a rappresentare il prolungamento ad libitum della “cadenza sospesa” attraverso cui viene differita la conclusione del brano musicale. Che, paradossalmente, la “cadenza sospesa” diventa la “forma conclusa” che definisce il non-nascosto della conclusione. E come giungere a Zenone e alla crisi dell’eleatismo? Qual è il modo per cogliere il senso dei paradossi zenoniani capaci di generare l’infinito dal finito, spezzando l’assoluto del divieto parmenideo? Ecco che il “suono puro”, prodotto dall’onda sinusoidale di Helmolz priva di ipertoni, riesce a dimostrare l’esistenzialità del Essere; dello Sfero sempre uguale a stesso dove ogni singolo punto ha l’identico centro e che trova l’assoluta purezza, nell’infinito di una retta che ha la sua linearità nelle curvature che la disarticolano. E la metafisica della musica delle sfere? Non è forse verso che l’inudibile platonico è “sguardo” del pensiero – cioè, “idea” – sulle relazioni armoniche ad esso sottese? E non è forse vero che solo il sordo – e Beethoven insegna – può “vedere” (che è appunto “idea”) l’inudibile della musica? E poi, non dobbiamo forse ritornare al radicalismo nominalista di Gorgia per trovare quell’ autonomizzazione del significante che, con le sue diplofonie, trifonie e quadrifonie, un grande sperimentatore vocale come Demetrio Stratos, è riuscito a dimostrare? A precisare che « la voce è oggi nella musica un canale di trasmissione che non trasmette più nulla», aggiungendo che «l’ipertrofia vocale occidentale ha reso il cantante moderno pressoché insensibile ai diversi aspetti della vocalità, isolandolo nel recinto di determinate strutture linguistiche».
Sono questi alcuni temi affrontati dai ragazzi nel labirintico percorso di «musica filosofica». Un progetto che trova compimento nella interpretazione di un brano di melodia frigia – il più antico della cultura occidentale giunto nella sua interezza fino ai giorni nostri –, il cosiddetto Epitaffio di Sicilo, cantato in greco antico dalla giovanissima Marta Nicolucci:
« Ὅσον ζῇς φαίνου·               (Hóson zêis, phaínou:
μηδὲν ὅλως σὺ λυποῦ·              mēdèn hólōs sỳ lypoû;
πρὸς ὀλίγον ἐστὶ τὸ ζῆν.           pròs olígon estí tò zên
τὸ τέλος ὁ χρόνος ἀπαιτεῖ »    tò télos ho chrónos apaiteî)

« Finché vivi, mostrati al mondo,
non affliggerti per nulla:
la vita dura poco.
Il tempo esige il suo tributo. »

Epitaffio
La stele con l’ “Epitaffio di Sicilo”

Che cosa posso dire? Nessuno perda questa straordinaria occasione d’ascolto nell’aula del III Liceo Musicale presso il Polo liceale “Raffaele Mattioli” di Vasto.

 

Giovani studiosi e interpreti:

Platone e la teoria delle sfere (Simona Spagnoli)
Pitagora e monocordo (Tecla Di Benedetto – Michele Taraborrelli)
Platone (Teoria dell’Ethos) (Marcella Giuliani)
Musicoterapia (Elia D’Ovidio – Gianna abatini)
Crisi dell’eleatismo e teoria della freccia nello spazio (Fabrizio De Nadai)
Tono, accordo, stratos (Natan Ladisa )
Eraclito (Angelo Carosella – Michele Mariani)
Talete e acqua (Alfonso D’Ercole)

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