VASTO: LA CHIESA NEL ROVETO

di Luigi Murolo

 

Chi aveva costruito a Vasto quello sconosciutissimo e ignorato edificio di cui, ancora  oggi, sussistono i resti abbandonati, singolarissimi prigionieri di una morsa vegetale che li avvolge per intero, quasi a volerli stritolare? Avrebbe mai potuto sospettare l’antichissimo proprietario, attivo nel territorio della lontana Manoppello che, nel 2016, ci saremmo potuti accorgere della loro umbratile testimonianza in un luogo della città che, paradossalmente difeso da un roveto, riesce ancora a sfuggire agli occhi dell’accorto viandante? Ma dove si trovano queste murature? In quale dimenticata località delle campagne di Vasto? Campagna? Qualcuno ha parlato di campagna? E chi l’ha detto? Lo si voglia o meno, sopravvivono oggi ai confini di una zona a altissima urbanizzazione e, per tale motivo, soggetti a possibili abbattimenti. Dunque, non occorre andare lontano per osservarli. Va da sé che ne segnalerò la presenza alla Soprintendenza Baaas per garantire ai resti la necessaria tutela. C’è da dire, però, che la natura quasi “archeologica” (?) del sito merita attenzioni anche di questo tipo.

L’unica notizia storica relativa a tale struttura è quella trasmessa dal memorialista seicentesco Nicola Alfonso Viti che, ripresa ad litteram dal Marchesani nella sua Storia, la definisce beneficio semplice. Ma beneficio semplice di quale organismo? Va osservato che con questo sintagma nominale si intende un patrimonio fondiario legato a una chiesa in cui non viene esercitata la cura d’anime e, nel caso specifico, dipendente da un’altra istituzione ecclesiastica. E, in tal senso, se ne apprende la notizia da un protocollo notarile, fino a oggi sfuggito allo zelo degli storici  locali, rogato il 23 gennaio 1592 da notar Berto de Bertolinis nel convento di S. Agostino di Vasto (attuale chiesa di S. Giuseppe). Si tratta di un contratto con cui l’abbazia cistercense di S. Maria Arabona (Manoppello) concede in enfiteusi una vigna legata al patrimonio fondiario di S. Sisto. Che era grancia con cappella. I resti di cui si sta parlando sono quelli relativi proprio alla cappella di S. Sisto. Gli attuali possessori del fondo ne sono a conoscenza per la tradizione raccolta dagli avi. La testimonianza è stata confermata dal giovane Andrea D’Adamo, nipote dei proprietari.

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Vasto: cappella di S. Sisto. Veduta da sud

 

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Vasto: cappella di S. Sisto. Veduta dall’alto

 

 

Fonti storiche e tradizione orale convergono nel riconoscimento di un sito cistercense finora ignorato nella storia di Vasto. L’assenza del suo accatastamento nell’Onciario del 1742 (assenza motivata dall’abbandono già avvenuto a quella data) non ha prodotto interesse per gli storici posteriori.

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Manoppello: abbazia cistercense di S. Maria Arabona

 

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Manoppello: abbazia cistercense di S. Maria Arabona

 

Che cosa ha significato tutto questo? La disattenzione sul notevole insediamento cistercense di Vasto. Che non riguarda solo il beneficio di S. Sisto, ma la stessa grancia benedettino-cistercense di S. Maria in Valle (domaine tremitense), di cui quasi nessuno conosce l’ubicazione. La stretta relazione tra i due luoghi, documentata dal Codice diplomatico tremitense (1005-1237), spiega l’antichità di tale rapporto centrato prima sull’organizzazzione benedettina e, solo in seguito, su quella di S. Maria (poi S. Nicola) di Tremiti e S. Maria Arabona. In tale contesto, è da considerare lo stesso patrimonio fondiario in quel di Vasto dell’abbazia cistercense di S. Vito del Trigno (oggi interamente distrutta) di cui sopravvivono i resti visibili e conservati in situ nell’attuale Museo della Porta della Terra a S. Salvo.

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Vasto: resti della grancia cistercense di S. Maria in Valle

 

Ho già iniziato lo studio di questo modello insediativo medievale. Con l’associazione Italia Nostra si organizzerà una visita diretta sui luoghi per consentire la cognizione storico-topologica del territorio di Vasto. Nello stesso tempo, si potrà cogliere il rapporto cultuale e topografico che ha storicamente connesso i tituli di S. Lorenzo e di S. Sisto.

Si tratta, dunque, di un’occasione da non perdere.

Se ne riparlerà tra breve.

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