UN RICORDO DI CESARINO VICOLI

di Luigi Murolo

 

 

Che Porta Nuova (Corso Palizzi) sia stato un luogo pieno di vita è noto a tutti quelli che hanno almeno la mia età. Parlo degli anni Cinquanta. Il vociare dei bambini che si recavano all’asilo Regina Margherita, degli studenti che frequentavano il Commerciale-Geometri, l’Istituto d’arte, l’Istituto Magistrale (allocato al Muro delle Lame nel Palazzo del Matto Cardone) rendeva la via densamente movimentata, anche perché le botteghe non solo accompagnavano gli innocenti desideri dei più piccoli e dei più giovani ma anche perché servivano l’intera comunità colà residente. Di quelle, però, ne voglio rammentare una in particolare. Non foss’altro perché, in prima elementare, leggendo l’insegna, ero convinto che l’uomo vestito con il grembiule nero avesse per cognome Universal. Che cosa dovevo fare? Non dovevo forse chiamarlo signor Universal? E così è stato. “Signor Universal!” gli ho detto un giorno chiedendo un quaderno. Al che lui mi ha risposto: «Io signor Universal? No, ragazzo mio, non sono il signor Universal; sono Cesarino!». Cesarino, dunque! Ma Che strano quel nome. Era lo stesso di Cesarino Napoleone, il sacrestano di S. Pietro. Che belle persone! Mi erano entrambe simpatiche. Quando, però, andavo a trovare i miei, volevo sempre fermarmi da Cesarino il libraio. Ma non per l’antro incantato dove penne, pennini, boccette di inchiostro, matite, gomme, chine, compassi ecc. giocavano lo straordinario ruolo di protagonisti. No. Non per la putéchә. Ma per il magazzino di fronte. Lì, infatti, come totem troneggiante al centro della stanza, un torchio da legatore – in origine per fogli in ottavi da stampa – trasformava libri gualciti e sfogliati in tomi nuovi di zecca.

Che operazione prodigiosa! Un incanto! E non penso di sbagliare se affermo che non ci sarà più nessun artigiano a brossurare ciò che, all’inizio, era stato concepito per volumina in sedicesimi. Esperienze irripetibili. Dall’Arte della Stampa di compar Pupuccio Benedetti alla legatoria artigiana di Cesarino Vicoli veniva stagliandosi una filiera corta che, grazie all’odore della carta stampata, restituiva alla sbrigliata fantasia di un bambino la magia fisica del libro compiuto (penso alla legatura speciale di Vasto per l’Unità d’Italia [1961]).

Mi piacerebbe oggi rivedere quel torchio. In bella mostra. A testimonianza di un mondo scomparso come quello di Porta Nuova che Cesarino Vicoli, il mio signor Universal, ha contribuito a rendere attivo nell’ultimo periodo in cui ha espresso vitalità.

Addio, carissimo Cesarino. Un saluto affettuoso per il grande viaggio. E puoi stare tranquillo. Ezio e Maurizio avranno massima cura per l’attività che hai saputo costruire dal nulla.

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