PAROLE NEL VUOTO

di Luigi Murolo

 

 

 

Non conosco le ragioni che abbiano indotto l’allora sindaco pro-tempore di Vasto  – Filippo Pietrocola – a donare alla curia due edifici: l’antico convento soppresso dei Clerici Regolari della Madre di Dio (oggi Carmine) e l’altro ugualmente soppresso dei domenicani (oggi Palazzo Genova Rulli). In ragione di uno scambio a dir poco improvvido tra comune e diocesi, due aree inizialmente appartenute alla Comune (sic!) del Vasto in età francese sono passate per prevedibili ragioni alla chiesa (ce la farà il comune a restaurare in cinque anni il complesso Genova-Rulli?). A tal proposito, segnalo due interventi di Nicola D’Adamo su “Noi Vastesi”. Ricordo solo che il vecchio collegio dei clerici regolari era stato concesso per l’istituzione (in amministrazione perpetua) della diocesi di Vasto nel 1853. Istituzione tra l’altro duramente contestata dalla curia teatina e attuata solo quattro anni più tardi (mi riprometto di tornare sul tema in un prossimo intervento). Con decreto cardinalizio del 24 agosto 1982 la diocesi di Vasto viene resa aeque principaliter con quella di Chieti. In questo caso, con l’istituzione della Arcidiocesi Chieti-Vasto, quella di Chieti rimaneva concessionaria della sede di Vasto. Cosa significa tutto questo? Molto semplice: senza la denominazione Vasto, l’antico accordo sarebbe saltato e il comune avrebbe riottenuto il palazzo.

Che bella, questa storia! Tutta da scrivere. Già, scriverla! Ma come si fa se l’archivio diocesano di Vasto è stato trasferito in quel di Chieti? Ma dico: non è forse vero che il riordinamento dello stesso è stato finanziato dallo Stato italiano attraverso l’ottimo lavoro prodotto dalla Sovrintendenza archivistica per l’Abruzzo. E per quale ragione l’archivio di Vasto è stato spostato dalla sede titolare dell’organismo che l’ha prodotto? Non è forse vero che Vasto è aeque principaliter con Chieti. L’arcivescovo è ordinario su due sedi simmetricamente coincidenti. Perché la storica diocesi di Vasto è stata privata della sua documentazione? Forse perché non era possibile assumere un archivista? Nessun problema. L’archivista di Chieti sarebbe potuto venire una volta a settimana a Vasto. Proprio come fanno tutti i lavoratori dello Stato italiano. Allo stesso modo in cui hanno lavorato per il riordino gli archivisti della Sovrintendenza: ogni giorno da Pescara a Vasto. Dico: non sarebbe potuto venire l’archivista teatino una volta a settimana da Chieti a Vasto. Per evitare questo spostamento settimanale di una persona c’era bisogno di trasferire l’intero archivio? Non sembra un po’ esagerato? Non ha nulla da dire l’attuale assessore comunale alla Cultura? E il sindaco?

So bene che le mie parole sono parole nel vuoto. Forse (e la speranza è sempre l’ultima a morire) qualcuno potrà trovare utile raccogliere l’invito.

Che cosa dire di più. Tra cinque anni il palazzo Genova Rulli ritornerà quasi sicuramente alla Curia. Per quale motivo? Semplice. Una delle clausole precisa: «passati 15 anni, qualora il comodatario non avesse dato corso ad alcun tipo di azione finalizzata al recupero, il Comodante può recedere dal contratto». E allora: dove dovrebbe trovare il comune i fondi necessari per il suo restauro? Da quale misterioso pozzo dovrebbero uscire? Non è forse vero che lo stesso Asilo Carlo Della Penna attende il suo turno. Il che vuol dire: stando così le cose, potrebbe  il comune trovare almeno i denari per rimettere in ordine il giardino  e renderlo – almeno per un quinquennio – nuovamente disponibile alla comunità?. Ma dico, non sarebbe utile istituire (tanto per far finta di fare qualcosa come per l’asilo Della Penna), una Commissione per lo stesso Palazzo Genova-Rulli, non foss’altro per valutare lo stato di degrado in cui versa? Poi … poi … poi si vedrà.

Intanto, un  rapporto paritario tra ordinario diocesano e sindaco dovrebbe andare pure stabilito. Il primo cittadino dovrebbe richiedere all’arcivescovo la restituzione alla città degli atti storicamente prodotti dalla curia vescovile. Non è possibile che una città di oltre 41000 abitanti – attualmente aeque principaliter nell’Arcidiocesi – debba essere privata delle fonti documentarie della sua storia.

Un po’ di sussulto, cavoli! Un po’ di sussulto! Evitiamo che, almeno per quest’aspetto, le parole non continuino a essere parole nel vuoto.

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