UN UOMO DEL NOVECENTO

di Luigi Murolo

 

 

 

 

 

 

 

 

Appartengo al Novecento. Sono vecchio. Non ne voglio sapere nulla dei sostenitori del poteri dispotici (che negano, cioè, la conflittualità del Politico). Figuratevi! Penso ancora che la vita dei cittadini si basi (horribile dictu!) sulla dialettica delle classi sociali. Che la sovranità appartenga al popolo, e che il Parlamento ne debba esprimere solo la rappresentanza. Che i partiti non siano sostanza, ma solo accidenti della politica. Che tutte le forme della rappresentanza siano espressione della sovranità popolare, non delle maggioranze o minoranze che ne sono manifestazioni transitorie. Che gli eletti in un’assemblea devono essere revocati qualora si sottraggano al mandato ricevuto.

E poi, sono felice di essere fuori dal tempo, se riesce ancora emozionarmi una proposizione così formulata:

 

La disobbedienza civile diviene un dovere sacro quando lo Stato diviene dispotico o, il che è la stessa cosa, corrotto. E un cittadino che scende a patti con un simile Stato è partecipe della sua corruzione e del suo dispotismo.

                                                                                                                                Ghandi

 

Che dire, cari amici della modernità! Sono per il alle emozioni, e no al calcolo! Proprio perché, da uomo del secolo scorso, amo il fascino della battaglia politica, e non il alle decisioni imposte dall’alto, posso comportarmi in un solo modo: votare NO.

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