LETTERA AL DIRETTORE DI «NOI VASTESI», NICOLA D’ADAMO

di Luigi Murolo

 

 

Gentile direttore,

 

dalla dettagliata cronaca di Lino Spadaccini sulla retrospettiva della donazione Juan Del Prete a Palazzo d’Avalos ho appreso quanto segue:  «Dopo i saluti istituzionali del Sindaco Francesco Menna, il dirigente del Settore Cultura, Michele D’Annunzio ha spiegato che sono state rintracciate e catalogate tutte le opere della donazione effettuata da Juan Del Prete nel 1977, in gran parte presenti nei depositi di Palazzo d’Avalos negli uffici comunali, ma non tutte sono state esposte in quanto alcune necessitano di essere restaurate». Certamente una buona cosa. Una domanda, tuttavia, mi sono posto di fronte a questa perentoria affermazione: c’è forse un elenco firmato dall’artista sulle opere consegnate alla Pinacoteca Comunale? Sarebbe stato interessante se si fosse dato spazio alla conoscenza di questo documento: non foss’altro per verificare il «tutto» di cui parla il buon dirigente. Dirò di più. Ci sarà sicuramente stata una corrispondenza tra il Del Prete e l’ufficio del comune per definire gli accordi tra l’autore  e il destinatario finale. Anche quest’ultima vicenda sarebbe stata interessante da approfondire. L’ufficio comunale avrà sicuramente contezza di questo materiale. Immagino che avrà tutta la disponibilità a renderlo visibile – magari in una piccola mostra collaterale –.

Del resto, l’ufficio in questione sa bene che l’Archivio storico comunale conserva i documenti prodotti nei secoli dalla cancelleria comunale fino al 1945 (salvo le delibere comunali fino al 1961). Per questo motivo, a giustificazione  del suo lavoro di ricerca, avrà di certo consultato l’archivio di deposito allocato nel Palazzo di città. È ciò che mi premuro di vagheggiare.

Ancora un considerazione, caro direttore. Non pare che, nell’inaugurazione  della mostra, sia emersa la memoria dell’impegno profuso dall’Amministrazione Comunale del 1977 per il trasferimento delle opere da Buenos Aires a Vasto. Quasi non bastasse, nemmeno sono state ricordate le intenzioni che animavano gli amministratori dell’epoca. In un manifesto di quegli anni firmato dal sindaco Notaro (meno male che esistono i collezionisti che sopperiscono alle dimenticanze) si legge a chiare lettere la motivazione. Costituire, con la donazione Del Prete,

 

«un importante centro di riferimento, nell’ambito internazionale, della cultura astratta».

 

Ve l’immaginate? Non la semplice esposizione di opere in una Pinacoteca comunale (per intenderci, una mostra). Ma un istituto capace di raccordare la donazione Del Prete nel contesto più generale delle correnti del Novecento, soprattutto dell’astrattismo. Un’idea finita nel dimenticatoio, nel momento in cui Notaro lasciava la sindacatura. Un peccato. Un vero peccato.

Che dire! A mantenere il rapporto con l’arte del Novecento resta oggi solo il Premio Vasto, un’istituzione giunta ormai al lumicino che sta scomparendo nel più completo disinteresse. Del resto, chi è disposto oggi a pensare – come si pensava nel 1977, quarant’anni fa – alla costituzione di un ente di cultura?

Lasciamo perdere, signor direttore. Possiamo sempre ipotizzare con il Candide, ou l’Optimisme di Voltaire che stiamo vivendo «nel migliore dei mondi possibili». C’è solo un problema: sforzarci di crederlo!

 

Cordialità

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Città del Vasto: manifesto 9 giugno 1977

 

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