IL “RINGRAZIAMENTO” DI PAOLO CALVANO

di Luigi Murolo

 

 

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La Panaghia Odigitria

 

 

 

Caro Paolo,

 

immagino che tu conosca bene questa Panaghia; questa «Tutta santa». L’ho fotografata mentre tu dichiaravi il tuo ringraziamento per la conclusione del tuo operoso lavoro di docente. Che cosa rappresenta questa scultura ottocentesca? (penso che sia della prima metà del sec. XIX. Il vetro, purtroppo, non ne consente la chiara databilità). Una madonna odigitria (vale a dire, «colei che conduce, mostrando la direzione»). Una madonna, cioè, che con una bisaccia al fianco e con la destra indicante la via con il toccare il piede del figlio (e che, per tale ragione, non ha bisogno del normale rotolo pergamenaceo). Da quel che ho capito, il tuo ringraziamento di credente si è attagliato perfettamente verso un “qualcuno” (o meglio, “qualcuna”) che ti aveva guidato sulla strada intrapresa. E cioè, l’aver celebrato il tutto in una chiesa che accoglie una figurazione della Panaghia Odigitria, la stessa che ha in sé la ragione della tua scelta (e cioè, il cammino della vita).

Ma c’è qualcosa in più che va sottolineato. Stiamo parlando di una struttura iconica “detronizzata” dalla sua centralità quando la cappella dell’Addolorata veniva traslata dalla Chiesa capitolare di S. Giuseppe in quella di S. Francesco di Paola. In quell’istante la nostra Odigitria diventava laterale, non più centrale. E sai, caro Paolo, che cosa veniva posta a sinistra dell’Addolorata (a destra, cioè, di chi vede)? L’imago di quella che un tempo era la domina della chiesa! Quale? L’hai di certo capito. La stessa che, agli inizi del Quattrocento, era chiamata

 

Beata virgo dicta de Guarlasiis

 

Una bella cosa, non ti pare? Un ringraziamento alla Panaghia Odigitria detta dei Guarlasi (da questo punto di vista, puoi dare un volto a ciò che ho scritto in Lessico perduto). Insomma, qualcosa che, con il cammino di chimico della storia, sta in sintonia con la tua storia personale.

 

Un affettuoso saluto

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