Sulla strada di S. Nicola: il 1714 e la via nicolaiana dei vastesi

di Paolo Calvano

Su sollecitazione dell’amico Luigi Murolo e approfittando dell’ospitalità del suo blog cerco di precisare e di arricchire le notizie sul viaggio a Bari nel 1714 del precedente articolo apparso su Noi Vastesi. Secondo il documento qui riprodotto, la partenza sembra essere avvenuta il 26 aprile, in modo da arrivare alla meta entro il 7 maggio e partecipare alla tradizionale festa barese della traslazione delle spoglie di S. Nicola dell’8 maggio. Al pellegrinaggio non partecipa il conte Filippo Ricci, né gli altri conti palatini nominati dal Marchese Cesare Michelangelo, da poco rientrato da Vienna.

 

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La pagina autografa del can. d. Diego Maciano sui partecipanti al pellegrinaggio nicolaiano del 1714

 

 

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La pagina autografa del Libretto di Diego Maciano sul pellegrinaggio a Bari

 

Il priore Don Diego Maciano è la guida del cammino, assistito da altri cinque presbiteri: Giuseppe Cacciuni, Francesco Gatta, Giuseppe Impastari, Giacinto Olivii e Giovan Carlo Pettine, preti trentenni punta di diamante della fervente fazione mariana. Tra i signori svolgono la funzione di torrieri il napoletano Nicola Antonio Reggio e il casauriense Alessio de Valeriis. Tra gli altri signori i sergenti sono rappresentanti della famiglie Barbarotta, Besii, Rosati. Tra questi è da evidenziare la presenza di Francesco de Tiberiis, padre di Giuseppe e Nicola, che a breve avrebbe acquisito per la famiglia il titolo comitale. Partecipano anche 11 mastri artigiani con cognomi significativi come Di Rosso, Tocco, Romano, Piccirilli e Chinni. Interessante anche la precisazione delle varie funzioni all’interno della Compagnia: il trombettiere Francesco Tiberiano che, a detta delle uscite di bilancio, sembra fare, durante il viaggio, anche da cassiere per le minute spese; Giuseppe Nicola Vaccaro, Giuseppe Recchione e Paolo di Rosso sono i portatori della croce; del gonfalone e dello stendardo. Sempre tra le voci dell’esito annuale è possibile ricavare notevoli notizie.

I pellegrini superano i fiumi Trigno e Biferno alla foce sulle scafe di Montenero di Bisaccia e di Campomarino. Il gruppo è supportato da un numero imprecisato di vetture e da due somari messi a disposizione da Belvento e da Lorenzo Jalacci (che è uno dei pellegrini). Ai Santuari di S. Michele e di S. Nicola vengono state date mance ai sagrestani e nella terra di S. Marcuccio (S. Marco in Lamis) ci sono state spese per assicurare letto e legna ai poveri. Infine, particolare significativo che conferma il motivo del viaggio, vengono acquistate delle caraffe da utilizzare a Bari per prelevare la Santa Manna di S. Nicola e portarla a Sua Altezza (probabilmente la Marchesa  di cui si implorava la guarigione).

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