CASALBORDINO, IL PRODOTTO TOPICO, LA «FERIA»

di Luigi Murolo

 

 

Il presente intervento, movendo dalla distinzione tra feria e festa, discute il prodotto topico di Casalbordino sulla base delle foto fin de siécle di Giuseppe Magnarapa.

 

 

 

Le antiche rappresentazioni fotografiche della festa sono sempre in distanza, mai in prossimità. Dal campo medio al campo lunghissimo traspare un unico fatto: la natura sociale dell’evento. Laddove ci si misura con  la soggettività, emerge il suo contrario: l’incubo. Le foto storiche (tra Otto e Novecento) della Miracoli di Casalbordino hanno questa forza: da un lato, l’immagine gioiosa della lontananza ritratta da Giuseppe Magnarapa di Casalbordino (nella rivista “Emporium” del novembre 1900); dall’altro, l’angoscia per il deforme, per il mostruoso dello storpio immortalata dalla camera di Francescopaolo Michetti  che lascia emergere la potenza della nigredo, vale a dire, il terrore per tutto ciò che l’individuo non conosce di se stesso materializzandolo nella vista dell’altro (ciò che costituisce la sostanza visiva dell’omonimo capitolo che D’Annunzio scrive per Trionfo della morte). Da questo punto di vista sarebbe bello poter porre a confronto in una mostra l’iconografia di Miracoli realizzata dai due grandi fotografi «dilettanti».

 

Come già detto, la festa antica è caratterizzata dalla partecipazione di massa (non entro in questioni di antropologi). Sfugge a ogni tipo di soggettività, di identificazione. Identitaria è la comunità nel suo complesso. Da questo punto di vista, esemplare risulta la foto con il tendone per spettacoli realizzata dal Magnarapa nella piazza di Casalbordino (fig. 1). Significative sono anche immagini relative all’esplosione di petardi sempre nello stesso luogo (figg. 2, 3, 4). Il campo medio diventa essenziale quando la visita al Santuario non è relativa alla festa ma a un gruppo privato (fig. 5).

 

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fig. 1

 

 

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fig. 2

 

 

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fig. 3

 

 

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fig. 4

 

 

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fig. 5

 

Per Magnarapa campo medio e primo piano illustrano la partecipazione di personaggi di rango a giorni di feria non festivi (importante la seguente precisazione. In passato per giorno di feria si intendeva solo quello non lavorativo. Per giorno festivo, quello non lavorativo segnato da un evento religioso). Il mare d’estate è indicativo di questa realtà meno severa della vita. Dame e signori e eleganti, in una spiaggia di Casalbordino destinata a pochi, sfoggiano accovacciati sulla sabbia il loro abbigliamento antimeridiano. Un piccolo monello incuriosito osserva quelle strane presenze giunte nel mondo dei pescatori “alla sciabica” (fig. 6). Un vivace fanciullo della buona borghesia, vestito alla marinara, posa con naturalezza sul pontile ligneo di uno stabilimento balneare a palafitta (fig. 7). Signore e cavalieri appoggiati sulla balaustra della terrazza nel mare attendono con disinvoltura lo scatto della camera (fig. 8)

 

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fig. 6

 

 

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fig. 7

 

 

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fig. 8

 

Che cosa dire di più. Le immagini di Giuseppe Magnarapa pongono con estrema chiarezza la differenza tra feria e festa, laddove la fenomenologia della prima si concretizza nel principium individuationis, in quella forma privata del riposo che, da un lato, esige la rappresentazione delle singole individualità; dall’altro, la ricerca delle differenze. Quella della festa, al contrario, esibisce l’annullamento dei particolari nell’adesione totalizzante dei singoli ai rituali della comunità. In questo senso, l’aspetto più rilevante è la processione che Magnarapa documenta con piano orizzontale centrato sul punto di fuga del baldacchino (fig. 9).

 

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fig. 9

 

 

Proprio a partire da tali rapide considerazioni si capisce come il prodotto topico si muova nel contesto della feria, non della festa. Implica, cioè, ciò che Michel Foucault pratica di soggettivazione. Vale a dire, il passaggio dal codice del rito alla scelta individuale. Dove il soggetto incontra i cibi, non il cibo, espressione di singole comunità o di ciò che le comunità decidono che in quello specifico momento le rappresenti. Il soggetto è tale proprio perché deve scegliere di fronte a una molteplicità che potrebbe in qualche modo disorientarlo.

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Da questo punto di vista, la feria del prodotto topico esige l’esercizio della massima razionalità di fronte al complesso mondo dell’alimentazione identitaria. I nomi segnano i punti della rete (fig. 10). Così facendo, il visitatore accorto del prodotto topico a Casalbordino potrà avere l’occasione di costruire il proprio percorso soggettivo di ricerca.

 

 

 

 

 

 

 

 

Le foto storiche di questo articolo sono tratte dai seguenti volumi: Associazione Culturale “Nuovo Umanesimo”, Lampi di memoria tra Otto e Novecento di Giuseppe Magnarapa, Ari, Tinari, 1998; Dagherrotipi e fotografie della collezione Anelli, a c. di F.Eugeni, C.Anelli, S.Atto di Teramo, Edigrafital, 2004.

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