MARIA AMATO, CARTIER-BRESSON, LA FOTOGRAFIA E LE RADIOGRAFIE

 

di Luigi Murolo

 

 

 

In un intervento sul blog di due giorni fa, la sig.ra Maria Amato ricorda la scomparsa di Henry Cartier-Bresson avvenuta tredici anni fa, il 3 agosto 2004. Proprio in quello stesso giorno (per mio esclusivo piacere) stavo a Scanno, per percorrere la cosiddetta Strada dei fotografi che, tra i grandi protagonisti, aveva visto l’ «occhio del secolo» percorrerla dall’alto verso il basso.  Una via, tra l’altro, che ricollega alla storia dell’immagine con straordinari fotografi come Hilde Lotz-Bauer, Mario Giacomelli, Renzo Tortelli, Gianni Berengo Gardin, Ferdinando Scianna, Mario Cresci – tanto per fare qualche nome – che l’hanno attraversata allo stesso modo. Al punto che, en passant, torna utile ricordare come la stessa immagine del  bambino di Scanno (Scanno Boy) di Mario Giacomelli (1957) risulti conservata al Museum of Modern Art di New York.

 

Tre foto di Cartier-Bresson  su Scanno

 

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ITALY. Rome. 1952.

La foto di Mario Giacomelli

 

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Mario Giacomelli, il bambino di Scanno

 

Che cosa posso dire! Proprio uno strano paese l’Abruzzo! Un paese dove si scambia ancora la fotografia con la cartolina (ne ho viste tante di mostre dove si assiste sgomenti all’intercambiabilità delle due tecniche). Eppure, sarebbe sufficiente leggere qualche pensiero di Cartier-Bresson per capire che «Fotografare è trattenere il respiro quando tutte le nostre facoltà di percezione convergono davanti alla realtà che fugge. In quell’istante, la cattura dell’immagine si rivela un grande piacere fisico e intellettuale». Oppure «Fotografare, è riconoscere un fatto nello stesso attimo ed in una frazione di secondo e organizzare con rigore le forme percepite visivamente che esprimono questo fatto e lo significano. È mettere sulla stessa linea di mira la mente, lo sguardo e il cuore». O, ancor meglio, soffermarsi su quel punto in cui il kantismo di Cartier-Bresson, la sua forma dell’intuizione sensibile, riesce a esprimersi  in quella proposizione che recita: «Per me, la macchina fotografica è come un block notes, uno strumento a supporto dell’intuito e della spontaneità, il padrone del momento che, in termini visivi, domanda e decide nello stesso tempo. Per “dare un senso” al mondo, bisogna sentirsi coinvolti in ciò che si inquadra nel mirino. Tale atteggiamento richiede concentrazione, disciplina mentale, sensibilità e un senso della geometria. Solo tramite un utilizzo minimale dei mezzi si può arrivare alla semplicità di espressione».

 

Mi chiedo: è possibile che una parlamentare riesca a pensare a un artista come Cartier-Bresson In un parlamento che vede all’opera guastatori agguerriti per distruggere la lingua italiana, armati di potenti bombe cariche di crassa ignoranza. Ma davvero stiamo scherzando? Direi che l’on. Amato è un’isola. Un’isola che osserva la decadenza di un mondo ormai al lumicino. Quello stesso mondo che lo scrittore Ferdinando Petruccelli della Gattina, nel 1861, in una raccolta di articoli sul parlamento della Torino capitale d’Italia aveva straordinariamente titolato I moribondi di Palazzo Carignano.

Povera Maria! Medico in un ambiente che non riuscirà mai a curare perché la malattia è diventata ormai irreversibile. Ricordare che, durante la sua formazione specialistica in radiografia, aveva incontrato una citazione del grande fotografo francese secondo cui le radiografie devono essere prima di ogni altra cosa belle immagini. Potranno mai riuscire belle immagini del parlamento italiano? No, Maria! Non fare radiografie di un luogo infetto! Pensa solo a Henry e alla bellezza senza tempo delle istantanee di strada!

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