SULLA DIGA DI CHIAUCI

di Luigi Murolo

 

Non è una novità la storia infinita della cosiddetta “Diga di Chiauci”. Anche chi scrive, da Presidente della sezione vastese di “Italia Nostra” aveva espresso, nel 1985, la sua contrarietà alla realizzazione (qualcuno dirà: chi se ne frega). Certo, i motivi erano altri. Soprattutto la preventivata distruzione della piccola cascata di Chiauci. Ma si sa, i sostenitori dell’ambiente sono sempre contrari a tutto.  In particolare per quelle opere progettate per non avere mai una conclusione. Che dire? 32 anni a oggi non sono forse una bazzecola? In effetti, sarebbe dovuta occorrere solo una violenta siccità come l’attuale per  portare all’attenzione l’inutilità di una costruzione, al più buona per drenare denaro pubblico (una bella cosa, non è forse vero?).

Quale vantaggio ne hanno ricavato i comuni in cui ricade l’invaso (Chiauci, Pescolanciano, Civitanova del Sannio)? E le aree industriali e agricole del basso Trigno? Ah, già dimenticavo. Un risultato c’è stato! I comuni sono ormai quasi del tutto spopolati (provate a leggere i dati demografici pubblicati da Wikipedia) e con una diga che funziona solo se ci sono precipitazioni coincidenti con il consumo.

Ma diamine! Non è forse responsabilità degli ambientalisti se non piove? In tal modo, per completare il tutto con la classica ciliegina sulla torta, occorre reperire solo il famoso “tale” disposto a affermare: gli ambientalisti sono gufi!

E poi, alla domanda: siete almeno sicuri di completarla (parlo ovviamente della «cosa» che chiamano diga)? Perché, nel lontano 1985, non hanno risposto? Giusto! Non avevano tempo per simili inezie! Beh! Forse è stato meglio così e non ascoltare le “rassicurazioni” (oggi si chiamano così le panzane) fornite dal dr. Franco Amicone commissario del noto Consorzio di Bonifica sulla consistenza idrica dell’invaso (povero Angelo Bucciarelli che si era scalmanato a fare qualche calcolo preciso ricorrendo diabolicamente alle quattro operazioni aritmetiche. Anche lui, dal 9 luglio 2017, è stato ascritto alla brutta compagnia dei “gufi”!).

Così, una banale domanda retorica: ma vuoi vedere che il dr. Amicone continuerà a rimanere incollato sullo scranno da lui così magnificamente occupato? Direi proprio di sì. Ma una cosa deve essere chiara: solo per evitare che i pantaloni si strappino.

In ogni caso, vale la pena ascoltare la storia di questo prodigio che chiamano “diga di Chiauci”. A tal proposito torna molto utile seguire il racconto di Antonio Crispino pubblicato sul «Corriere TV» pubblicato (si noti bene la data!) l’11 aprile 2016:

 

 

 

La realizzazione della diga di Chiauci venne discussa per la prima volta nel 1922, ma oggi è ancora incompiuta

di Antonio Crispino

 

Corriere TV 11 aprile 2016

 

Nel 1922 si discusse per la prima volta della realizzazione di una diga a Chiauci, nel Molise. Tra i più convinti oppositori ci fu Antonio Cardarelli, illustre medico molisano e senatore del Regno. Ma non certo perché immaginava già all’epoca tempi biblici di realizzazione. Tra il dire e il fare, infatti, sono trascorsi 94 anni. Anzi, a essere precisi, al «fare» non siamo ancora arrivati. Perché la diga di Chiauci è ancora oggi un’incompiuta dalle proporzioni gigantesche. Ricade in ben tre comuni: Pescolanciano, Civitanova del Sanno e Chiauci, anche se su quest’ultimo grava l’80% della struttura: 70 metri di altezza, 141 di lunghezza per una portata di 15 milioni di metri cubi d’acqua. Oggi ne ha poco più di 4 milioni. Perché l’opera è incompleta.

Il primo progetto tecnico porta la data del settembre 1977. La Cassa per il Mezzogiorno finanziò l’avvio dei cantieri otto anni più tardi. Ma il dicembre dello stesso anno si fermarono i lavori. Cambiarono le norme sulle dighe e furono necessari adeguamenti. Ci vollero tre anni per riprogettare il tutto. Si riprese a scavare nel novembre 1990. Neanche il tempo di imbracciare gli arnesi e i lucchetti chiusero di nuovo i cancelli a causa di un contenzioso sull’impatto ambientale.

La struttura è stata ultimata nel 1997 ma per funzionare necessita di alcuni lavori di completamento. Con un decreto il Governo trasferisce 7,5 milioni di euro al Consorzio di bonifica per la cantierizzazione. Ma appena un anno dopo lo stesso Governo revoca il finanziamento e sposta quei soldi su altre opere pubbliche. Passano cinque anni e i 7,5 milioni di euro necessari per il completamento diventano 25. Li stanzia il CIPE (Comitato interministeriale per la Programmazione Economica). Sembra tutto risolto, si firma anche un protocollo d’intesa tra le regioni Abruzzo e Molise con il quale si disciplina la spartizione delle acque della diga per fini irrigui e industriali. Ma stavolta è la Corte dei Conti a bloccare tutto. Ricusa la delibera del Cipe perché «…non corredata dal parere dei competenti organi tecnici circa la eventuale attualità dei pareri già resi nel 1997 e 2000 nonché dall’esplicito riferimento al Protocollo d’Intesa intervenuto nel 2008 tra le Regioni Abruzzo e Molise circa la cantierabilità delle opere». In sostanza, secondo la Corte, ben 13 dei 25 milioni trasferiti dal CIPE sarebbero per opere che non è possibile avviare. Infatti vengono disposti approfondimenti tecnici.

Dopo un lungo periodo di stallo e alterne vicende burocratiche si decide comunque di inaugurare la diga il 4 aprile 2011 per festeggiare la conclusione della prima fase dei lavori. Inizia l’invaso ci circa 4 milioni e mezzo di metri cubi d’acqua , ossia un terzo della capienza massima, con la promessa di completare l’invaso entro maggio 2013. Che ovviamente resta solo una promessa.

Quasi provocatoriamente il sindaco di Chiauci, Domenico Di Pilla ha deciso di scrivere una lettera per festeggiare il trentennale dell’incompiuta. Il suo paesino contava cinquecento abitanti, tutti appesi alla speranza di sviluppo che la diga avrebbe portato. Oggi sono diventati 265. E continuano ad andare via. «Ci avevano promesso sviluppo agricolo, industriale, turistico in cambio dei terreni, delle foreste, delle case che abbiamo dovuto lasciare per fare spazio ai cantieri».

Secondo le stime ufficiali del ministero, ad oggi la diga è costata 124 milioni di euro. A cui si dovrebbero aggiungere ulteriori finanziamenti (circa 25 milioni di euro) per il completamento. Per Di Pilla il conto è molto più salato e sfiora i 200 milioni di euro. «L’integrazione dello schermo impermeabile è costato altri cinque milioni di euro, la difesa di sponda circa 3,5 milioni di euro, la casa di guardia altri 2 milioni di euro – elenca Olindo Sciarra, consigliere comunale e memoria storica della città -. E poi ci sono una serie di opere accessorie che sono state realizzate attorno alla diga in previsione dello sviluppo turistico».

Ci porta a vedere un «Baby park» realizzato dalla Provincia di Isernia per circa un milione di euro. C’è un parco giochi, un anfiteatro, campi di calcio, basket e perfino un eliporto. Tutto abbandonato. Perché lo scenario doveva essere quello di un lago artificiale. Mentre tutto attorno è solo desolazione. La stessa strada che facciamo per raggiungere il parco è uno sterrato pieno di voragini. «Rientra nelle cosiddette ‘opere compensative’ che ci erano state promesse. Ancora oggi, se qualcuno vuole passare da una sponda all’altra della diga è costretto a percorrere questo viottolo».

Di tutto l’indotto turistico sbandierato alla posa della prima pietra qui non c’è traccia. Anzi, quel poco di turismo che c’era è sparito. «Avevamo una bella cascata alta sessanta metri che d’estate attirava molte famiglie – ricorda il primo cittadino Di Tilla -. Lo sbarramento del fiume Trigno ha determinato la scomparsa della cascata, sostituita da una conca artificiale quasi sempre senz’acqua». E senz’acqua è anche il nuovissimo impianto costruito per irrigare la piana di San Salvo e Montenero di Bisaccia. Finché la diga resterà un’incompiuta, le condotte saranno a secco. Poco distante c’è un cavalcavia che sovrasta un altro ponte in pietra: «Questo più in alto fu costruito perché l’acqua dovrebbe salire fino a sommergere il vecchio ponte di pietra. Allo stato dei fatti uno dei due è inutile».

A Roma c’è la Direzione generale per le dighe e le infrastrutture idriche ed elettriche. Abbiamo cercato chiarimenti ma non ci hanno ricevuto. Le email inviate, ignorate. Sul sito internet del Consorzio di Bonifica Sud-Vasto si legge solo che «i lavori per la diga sono iniziati nel 1985 e sono stati ultimati nel 1997». Nemmeno un cenno alle opere che impediscono il funzionamento a pieno regime dell’impianto, tra cui un lago a Pescolanciano, una strada circumlacuale, la messa in sicurezza delle infrastrutture di valle e la sistemazione di un ammasso roccioso che ha mostrato i primi cedimenti

I commenti sono chiusi.