QUALCHE CONSIDERAZIONE SU DI UN CONVEGNO PREMIALE TENUTO NEL PALAZZO REALE DI NAPOLI

di Luigi Murolo

 

L’intervento che segue non è una cronaca. Ma una semplice raccolta di osservazioni maturate tra colleghi del Liceo Scientifico “Mattioli” di Vasto prima e dopo la partecipazione al convegno premiale sul concorso «la Scuola adotta un monumento» tenuto a Napoli nel Teatro del Palazzo Reale. Mi piacerebbe discuterla con altre amiche e altri amici.

 

 

Ad alcuni docenti casualmente incontrati dopo la premiazione di Napoli ho fatto notare una cosa: che si adottano solo i monumenti abbandonati. Quelli in funzione hanno una paternità. Per tale ragione, si utilizzano didatticamente. La differenza è sostanziale. Al contrario, il patrimonio culturale immateriale viene dichiarato solo dalla documentazione esibita. Come il tango di Carlos Gardel, “dichiarato” dall’Unesco nel 2003 “patrimonio culturale immateriale dell’umanità”. Bene ha fatto, dunque, la scuola di Taranto a presentare il bel documentario sulla cantante e attrice del muto Anna Fougez. Come se una scuola di Vasto si fosse misurata con un breve filmato su Elena Sangro o sul mezzosoprano Annamaria Anelli, una grande cantante lirica vastese attiva tra gli anni quaranta e cinquanta dello scorso secolo oggi totalmente dimenticata!

E c’è di più. Nel corso della presentazione si è discusso di inserire anche la scienza all’interno del “Concorso la Scuola adotta un monumento”. Francamente son rimasto perplesso. Non foss’altro perché pensavo che il tema fosse già inserito. In effetti, il mio primo intendimento è stato quello di affrontare la splendida collezione sui Consulti medici cinquecenteschi conservati in un codice dell’Archivio Storico Comunale di Vasto. Ma poi mi son detto: non è proprio il caso. Il concorso parla di “adozione” e non di “utilizzazione didattica”. Fino a prova contraria, il codice è ben conservato (anzi, restaurato!). Dunque, una paternità ce l’ha. Non solo. Ma è anche ben conservato. Va da sé. Da questo punto di vista non ha alcun bisogno di “adozione”!  E’ come se volessimo parlare di “adozione” per i pezzi tecnologici conservati nel Palazzo Reale di Napoli (la suggestiva reggia di una città capitale, prima del Regno di Napoli e poi delle due Sicilie. La stessa in cui abbiamo avuto l’onore di essere ospitati).

Con le mie ex colleghe Lucia La Palombara e Clotilde Muzii oltre che con la mia ex dirigente Maria Grazia Angelini ho fatto subito un’osservazione: parlano di scienza nel Palazzo Reale e non parlano dei pezzi di tecnologia settecentesca qui presenti e della loro utilizzazione didattica? Come mai? Mi sono rivolto alle mie amiche sottolineando: perché non ne parlate con Rosa Losasso, la carissima Rosa, infaticabile organizzatrice del Festival della Scienza? Non solo. Ma questi elementi aprono a un significativo rapporto con la storia dell’arte. Non sarebbe interessante dedicare un’apposita aula con belle foto (non certo le mie, che sono molto approssimative), restituendo la cortesia di cui ci hanno omaggiato? Comincerei innanzitutto con lo stucco dorato della sala del trono in cui è effigiata  la figura femminile con l’iscrizione sottostante «Abruzzo Citra» (figg. 1 e 2).

 

fig. 1
Fig. 1: Napoli, Palazzo Reale. La sala del Trono

 

 

fig. 2
Fig. 2: Napoli, sala del Trono.  Figurazione di Abruzzo Citra

 

Poi, una visita allo studio di Gioacchino Murat (stanza XIII) dove sono allocati un orologio a pendolo e un barometro di fabbricazione francese datati 1812 (figg. 3 e 4). La particolarità dei due oggetti sta nella metrologia universale adottata dalla Rivoluzione Francese (1790. I cui campioni sono depositati negli archivi del Bureau international des poids et mesures di Sèvres) prima del suo utilizzo nel Regno delle Due Sicilie (1840).

 

fig. 3
Fig. 3: Napoli, Palazzo Reale. Studio di Murat. Orologio a pendolo

 

 

fig. 4
Fig. 4: Napoli. Palazzo Reale. Studio di Murat. Barometro

 

La sala XIV detta «Stanza della Regina» accoglie un orologio con veduta di Londra e automi (fig. 5) opera di Thomas Wagstaffe, attivo nella capitale inglese dal 1756 al 1793. Si tratta di un pezzo in ottone, legno dipinto a olio che richiama alla memoria il celebre testo di Herone Alessandrino (De gli automi ouero machine se moventi, Venezia, Porro, 1589 disponibile su Google libri.

 

fig. 5
Fig. 5: Napoli, Palazzo Reale. Stanza della Regina. Orologio con automi

 

Nel Primo salotto della Regina (sala XVII) incontriamo l’orologio con Maria Stuarda opera dell’orafo parigino Gasche acquisita dai Borboni  nel 1841 (fig. 6). Questi tre apparecchi costituiscono un interessante aspetto della misurazione del tempo nella corte napoletana; con tutto ciò che poteva significare la scansione della durata in una società che praticava l’ora, ma non i suoi sottomultipli. Che non utilizzava e che, per lungo tempo, non avrebbe saputo utilizzare, la cronografia del Moderno. Così in larga parte traspare dagli atti di nascita compresi tra il 1809 e il 1865.

 

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Fig. 6: Napoli. Palazzo Reale. Primo salotto della Regina. Orologio con Maria Stuarda

 

Ultimo, ma non meno importante, il singolare leggio rotante (1792) – macchina prodigiosa sistemata nella «Retrostanza» (sala XXIII) – che, a imitazione dei modelli monastici, consentiva la consultazione di più testi nello stesso momento (fig 7).

 

fig. 7
Fig. 7: Napoli. Palazzo Reale. Retrostanza. Leggio rotante

 

Che dire! Di là partecipazione a un concorso (su cui ho espresso qualche piccolo appunto) importa la discussione che, tra colleghi, si è immediatamente sviluppata – ivi compreso l’interesse per il codice cinquecentesco sui Consulti dei medici vastesi della stessa epoca redatti in corsiva cancelleresca di cui pubblico la prima carta dal titolo Regimen puerperae in partu conservati nell’Archivio Comunale di Vasto (fig. 8) (l’amica Rosa Losasso è ormai avvertita!).

 

fig. 8
Fig. 8: Vasto. Archivio Storico Comunale. Consulti medici (sec. XVI)

 

E ciò fa il paio con l’imminente mostra sulla Demenza femminile a Vasto nell’Ottocento, attraverso i rapporti con il manicomio di Aversa (curata da alcune colleghe dello Scientifico “Mattioli”) costruita sugli atti conservati sempre nello stesso Istituto. E ciò a partire dal corso di formazione docenti sugli archivi da me tenuto lo scorso anno nell’ambito delle attività formative organizzate dalla sezione di Italia Nostra del Vastese.  Dunque, un’attenzione sulla ricerca didattica su cui sta puntando il Liceo in cui ho insegnato (e cui tiene molto Maria Grazia Angelini). Non ho parlato degli splendidi allievi. Sull’argomento tornerò in seguito.  In questa sede mi piace sottolineare solo un aspetto. Non è stato importante il premio. Ma la discussione che su di esso si è intrecciata. Il Liceo “Mattioli” guarda sempre avanti. Il passato recente rappresenta sempre e soltanto una tappa.

 

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Il gruppo del Polo Liceale “Mattioli” di Vasto

 

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