UNA SINGOLARE SERATA NELL’ARCHIVIO STORICO COMUNALE DI VASTO

di Luigi Murolo

 

 

Un antico ossimoro voleva che le scritture importanti parlassero. Che avessero, cioè, la stessa forza comunicativa della parola. A conferma del primato dell’oralità nella fondazione del sapere. Una sorta di nostalgia delle «dottrine non scritte» (agrapha dogmata) di platoniana memoria che rivelano la pienezza del pensiero rispetto alla freddezza espressiva della grafia. La qual cosa vuol dire che il «volgare» acquisisce potenza non nel suo «esser scritto» ma nel suo «esser detto». Ecco allora il senso «secundo» della manifestazione sulle «invisibili» – le portatrici di follia – che le ragazze e i ragazzi del Polo liceale “Mattioli” di Vasto hanno reso «visibili» sulla scena del «regno» della scrittura: l’archivio.

Già! L’archivio. Ma se la forza sta nella parola, perché il ricorso all’impassibile immobilità delle antiche scritture conservate nella grande sala di carte d’altri tempi? Per una semplice ragione: è solo la traccia dell’inchiostro ferrigno che può liberare – o, ancor meglio, che consente urlare – la tragica voce di dolore in essa nascosta. Diciamola tutta. È grazie all’archivio che la parola può dichiarare il rimosso del passato. Di quegli epistemi che hanno condizionato la vita delle donne e degli uomini di altre epoche. Ve l’immaginate! Misurarsi con la scoperta delle modalità con cui i prodotti alimentari hanno garantito il nutrimento di generazioni e generazioni di abitanti. Con i criteri dello stesso approvvigionamento. Dei traffici e degli esercizi commerciali. Della fame. Delle feste civili e religiose. Delle fiere. Delle liti. Della leva militare di terra e di mare. Delle ribellioni. Delle guerre. Dell’ospedale. Delle epidemie. Delle febbri miasmatiche. Delle sepolture. Delle bettole. Delle cantine. Delle locande. Degli incendi. Delle frane. Dei terremoti. Dei naufragi. Degli aiuti umanitari. Dei mercati alimentari. Dei mestieri, delle professioni. Dei catasti. Degli apprezzi. Delle questioni demaniali. Delle trasformazioni urbanistiche. Dello stato civile. Dell’amministrazione. Delle deliberazioni decurionali e comunali. Dei parlamenti dell’universitas. Dei libri dei fuochi. Delle opere pie. Della beneficenza. Della ruota dei proietti. Della polizia urbana. Delle carceri. Dell’istruzione. Dei musei e delle gallerie. Delle rappresentazioni grafiche della città e del territorio. ecc. Insomma, l’intero universo storico della città disponibile per chi intende studiarla. La sezione di Italia Nostra ha organizzato visite guidate ad hoc (e continuerà in seguito a promuoverle). Ha cantierato corsi di formazione docenti sull’argomento (che proseguiranno anche per il 2018). Da uno di questi è nata l’idea di centrare una mostra sulla follia da allestire con gli studenti del Liceo Scientifico. L’occasione per attuarla è stata offerta dalla Giornata internazionale per la sensibilizzazione sulla violenza di genere. Qui, nella sede dell’archivio (e nel caso specifico della ricorrenza) , ha trovato forma il lungo processo che aveva condotto le donne dai centri periferici di raccolta come Vasto ai grandi e definitivi reclusori manicomiali di Aversa e di Nocera Inferiore. Quasi si trattasse di un controcanto all’opera drammaturgica di Peter Weiss del 1964 dal lungo e interminabile titolo La persecuzione e l’assassinio di Jean-Paul Marat, rappresentato dalla compagnia filodrammatica dell’ospizio di Charenton sotto la guida del marchese de Sade (nella quale, in epoca napoleonica, un gruppo di folli si impegna a restituire sulla scena l’assassinio del rivoluzionario francese), le giovani donne del Polo Liceale “Mattioli” di Vasto si sono impegnate a restituire la voce alla follia “scritta”, di altre giovani dell’Ottocento, sopravvissuta e documentata nei fondi archivistici comunali di Vasto. Da questo punto di vista, mi viene da pensare Elisabeth Cochran, la ventitreenne giornalista che, nel 1887, spacciandosi per malata di mente, si era infiltrata nel manicomio femminile di Blackwell documentando le infernali condizioni di vita delle internate. In effetti, le nostre odierne apprendiste storico-antropologhe, infiltrandosi tra le carte d’un tempo nemmeno troppo remoto (non più di 130/140 anni fa), hanno dato voce alle infernali condizioni di vita delle internate di quegli anni colpite dalla malattia sociale più temibile: la povertà.

L’archivio è anche questo. Saper interpretare le testimonianze di un mondo scomparso per ritrovare l’«essere» di cui sono portatrici. Per comunicare espressivamente a noi posteri il senso di un mondo che, misurandosi con la sola notizia, sovente sfugge alla nostra comprensione.

Federica Gileno e Adriana Pachioli, introdotte dal Oscar Battilana il presentatore, ci hanno regalato la lettura di testi che hanno trovato coronamento nella lirica di Alda Merini recitata da Serena Di Ciero. La violoncellista Tecla Benedetto e la soprano lirica Chiara Muratori, abbandonando per un momento le loro performance strumentali e vocali di allieve del Liceo Musicale, si sono cimentate con monologhi intensamente tessuti sulle esperienze delle «invisibili» di Vasto. Tra i diversi episodi della rappresentazione, la voce della follia che li ha ricuciti, è stata affidata a Valentina Abbondanza che ha saputo interrogare con la foga dell’alienata le patologie di cui erano state per sempre segnate le folli di Vasto. Con Signore delle cime, il coro muto della quarta Liceo Musicale, a mo’ di requiem, ha concluso la forte suggestività dell’inaugurazione.

Per l’Archivio, una serata indimenticabile.

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Tecla Benedetto                                                    Chiara Muratori

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Federica Gileno, Adriana Pachioli, Serena Di Ciero

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Oscar Battilana                                                      Valentina Abbondanza

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Il coro della IV Liceo Musicale

 

 

 

Le docenti Clotilde Muzii, Giovanna Santangelo, Lella Di Iorio hanno guidato le allieve nella realizzazione della mostra e della serata inaugurale.

 

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