Gli Invitti e il quadro di S. Giovanni il precursore nella chiesa di S. Maria Maggiore

di Paolo Calvano

 

 

Il 3 dicembre 2017, dopo un lungo e accurato lavoro di restauro, è stata riconsegnata la tela del S. Giovanni che per secoli ha abbellito il piccolo e antico battistero di S. Maria Maggiore. La tela, pulita, ricucita e liberata da molte dipinture successive ha mostrato il suo volto originale smentendo la primitiva classificazione che la definiva ottocentesca.

L’analisi dello stemma nobiliare (mai studiato in precedenza) conferma in modo inequivocabile la datazione di metà seicento e ci permette di raccontare un’interessante storia che collega tre famiglie civili “vastesi” con l’opera d’arte.

La prima famiglia è quella degli Invitti. Di origine milanese arrivano a Vasto negli ultimi anni del ‘500 e qui si stabiliscono per il matrimonio di Giovan Angelo con la N. D. donna Drusiana de Sanctis, abitando nella grande casa palaziata localizzata tra piazza Caprioli e piazza L. V. Pudente .  Gli Invitti entrano a far parte della corte Avalosiana e assumono, per conto della potente famiglia di origine spagnola, importanti incarichi, come il Governatorato della Città di Lanciano. Nel frattempo diventano influenti anche in Città visto che Guglielmo, dopo il devastante incendio della Chiesa di S. Maria Maggiore (1645), viene deputato dalla Municipalità ad occuparsi della riparazione. Lo stemma con i due leoni controrampanti e affrontati ad un albero al naturale che compare nel dipinto si può dire coincidente con quello che illustra la famiglia nel Dizionario Storico Blasonico del Crollalanza. Andando a cercare negli atti seicenteschi della parrocchia di S. Maria Maggiore inerenti gli Invitti si trovano documenti che ci permettono di delineare il percorso della famiglia in uno dei suoi rami. Antonia de Invitto figlia di Giovanni sposa in S. Maria il 14 novembre 1649 Vincenzo de Arcangelo de civitate Lanzani. Testimone dell’unione è il nobile Francesco dell’Orso. Dopo poco meno di undici mesi (l’8 ottobre 1650) nasce Giovan Francesco d’Arcangelo (o d’Archangelis ) e qualche anno dopo (il 6 luglio 1654) Caterina. Non c’è bisogno di evidenziare come lo stemma nella parte sinistra raffiguri l’arcangelo S. Michele è quindi, come stemma parlante, sia perfettamente compatibile con la documentazione trovata di questa famiglia civile lancianese. Tra l’altro la tela raffigura S. Giovanni il Battista e quindi può essere stata commissionata proprio per la nascita del primogenito maschio Giovanni per celebrare l’importanza della famiglia. Seguiamo il percorso dei due rampolli d’Arcangelo: Giovanni a vent’anni viene definito clerico; poi lo ritroviamo appellato signor nel 1687 come testimone ad un matrimonio. Nelle carte non risultano matrimoni né figli e la sua vita si conclude il 26 dicembre del 1688 quando, a soli 38 anni, muore di subito (come si diceva nel passato) senza neppure avere l’assistenza dei sacramenti.  La sorella Caterina si sposa giovanissima il 16 marzo 1673 con Giovan Francesco Frasconi, anch’egli di famiglia milanese trapiantata a Vasto da circa un secolo.  Nello stesso anno (il 31 dicembre) nasce Vincenzo il primogenito e poi nel 1676 Giovan Tommaso. La compilazione dei  libri dei defunti a S. Maria inizia nell’ottobre 1683, quindi non si hanno notizie antecedenti. Una cosa certa è che Giovan Francesco Frasconi (o Frascone) nel 1687 si sposa per la seconda volta con una nobile di Capua, Diana d’Arlington; quindi Caterina deve essere morta non oltre il 1683. La linea familiare “vastese”, dopo meno di 40 anni dall’insediamento, si è improvvisamente interrotta. La datazione del quadro, in considerazione della documentazione evidenziata, è compresa tra il 1650 e il 1688; in realtà tutto fa pensare che la tela, come già accennato, sia stata prodotta nel 1650 (o negli anni successivi) in occasione della nascita di Giovanni, e poi in seguito donata alla parrocchia di S. Maria da Giovanni stesso o da Caterina. Ultimo anello della catena che ci permette di rivivere un altro brano di interessante microstoria è Vincenzo Frasconi, figlio di Caterina e nipote di Vincenzo d’Arcangelo. Vincenzo, sempre con l’appoggio dei d’Avalos, si sposa a Vasto nel 1693 con Francesca dei baroni de Osses e poi si  trasferisce a Napoli. Qui diventa un personaggio di primo piano nella corte reale di Carlo VI. Si sposa in seconde nozze con Eleonora di Capua, è nominato Presidente della Camera della Sommaria, (in pratica il responsabile delle entrate dello Stato) ottiene il Marchesato di Castelnuovo e Crecchio (1708) per sé e per la propria famiglia e, per Vasto, il titolo di Città (1710). Muore nel 1719 e nello stesso periodo anche l’altro ramo della famiglia si estingue a Vasto.

 

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Chiesa di S. Maria: Atto di matrimonio Venceslao de Arcangeli-Antonia Invitti , 4 ottobre 1649

 

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Chiesa di S. Maria: Atto di nascita di Gio. Francesco d’Arcangelo, 9 ottobre 1650
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Chiesa di S. Maria: atto di battesimo di Caterina d’Arcangelo, 9 luglio 1650

 

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Chiesa di S. Maria: atto di matrimonio Gio. Francesco Frasconi e Caterina de Arcangelis,               16 marzo 1673

 

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Chiesa di S. Maria: atto di morte di Gio. d’Arcangelo, 26 dicembre 1688

 

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Pala di S. Giovanni il Precursore: una fase del restauro

 

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Pala di S. Giovanni il Precursore: L’arme degli Invitti, sigillo della committenza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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