DUE O TRE COSE SU PUNTA PENNA

di Luigi Murolo

 

Non sono il primo, né sarò l’ultimo a porre la domanda che segue. Ma metterla nero su bianco significa quanto meno lasciare una traccia. Per tale ragione, ad futuram rei memoriam, ritengo importante porre questo interrogativo: perché dopo la promulgazione della legge costituzionale 3/2001 che prevedeva l’istituzione degli statuti degli Enti locali, tutti i consigli comunali che, da quella data in poi, si sono susseguiti nell’ amministrazione di Vasto non hanno mai provveduto a applicare il regolamento attuativo di quel Referendum consultivo già contemplato dallo Statuto della città? Come tutti sanno, gli effetti della consultazione popolare prodotti da questa tipologia referendaria non sono vincolanti per l’amministrazione in carica. A quest’ultima è data la facoltà di accettare o meno il parere espresso dai cittadini. Stando così le cose, perché non viene offerta ai residenti l’opportunità di levare alta la voce sui grandi problemi che investono la città? Ciò vuol dire che, una volta reso efficace il referendum consultivo, i cittadini potranno solo esprimere un punto di vista maggioritario (favorevole o contrario) circa l’utilità economica e sociale dell’area industriale a Punta Penna. Perché, dunque, non ascoltare l’opinione della comunità? Quale potrebbe essere il motivo ostativo se è vero che la parola ultima, il potere decisionale, resta sempre e comunque nelle mani dell’amministrazione in carica?

Una verifica, insomma. Una semplice verifica. In ogni caso, di grande interesse per cogliere gli interessi e gli umori della cittadinanza. Ora che anche la ZES è in ballo – di là dalle singole vicende di specifici insediamenti (cementificio, biodiesel ecc.) – ciò che conta è la visione complessiva di Vasto nei confronti di se stessa e del territorio di cui è maxima pars (non dimentichiamo che, al 2017, la città conta 41409 ab. rispetto ai 35081 di Lanciano e ai 23177 di Ortona. E Vasto è l’unico centro in Provincia di Chieti di tali dimensioni in crescita malgrado l’assenza di una rilevante attività industriale!). Ma nessuno conosce le ipotesi previste dalla Regione Abruzzo, ben sapendo che dovrebbero essere approvate entro aprile, a meno di eventuali proroghe. È possibile che ci si trovi in una situazione di questo tipo? Tanto per non fare esempi, la regione Campania, fin dal dicembre 2016 (quindici mesi fa!), ha reso disponibile sul web un documento di base di 42 pagine dal titolo Proposta di individuazione di una zona economica speciale in regione Campania (è sufficiente digitare “zes Campania” per scaricare il PDF). Qual è il motivo di tale ritardo? Di che cosa si sta parlando? Esistono le possibilità di eventuali proposte alternative qualora ce ne fosse bisogno? Ripeto. I comuni cittadini come me non dispongono di alcuna informazione. Mi chiedo: perché in Campania da quindici mesi disponiamo di notizie e in Abruzzo no?

Lascio ai miei pochi lettori trarre le conclusioni. Per quanto mi riguarda, ritengo che l’unica ipotesi oggi da tenere in considerazione sia quella relativa al referendum consultivo.

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